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Porta Santo Spirito – Speciale Giostra del Saracino. Le interviste ai Giostratori!

Porta Santo Spirito – Speciale Giostra del Saracino. Le interviste ai Giostratori!

Abbiamo intervistato Elia Cicerchia e Gianmaria Scortecci giostratori di Santo Spirito per capire chi sono e cosa fanno cercando di scoprire curiosità dei due campionissimi della Colombina.

Gianmaria: Io sono nato il 3 Maggio del 1986, ho studiato strategia d’impresa e poi ho fatto un master in Marketing e management. Nella vita oltre a correre giostra, mi occupo di web marketing. Ho una fidanzata che, in tutta la preparazione per la giostra, durante l’inverno e nei “momenti caldi”, mi supporta e mi sopporta. I miei hobby oltre alla passione per i cavalli sono gli sport in generale, specie quelli pericolosi che ho nel DNA, ma che da quando corro in giostra non mi posso permettere di praticare.

Elia: Sono nato il 4 Agosto 1992, ho studiato al liceo artistico e poi fatto un corso sulla pelletteria. Lavoro in un’azienda di moda del Valdarno. Come hobby particolari a parte andare a cavallo, d’inverno mi piace sciare. E’ una passione che avevo un po’ accantonato, ma per colpa di Gianmaria mi è ripresa! Sono fidanzato ed anche io devo dire che sono molto fortunato ad avere una ragazza che mi sopporta durante le settimane del Saracino in quanto oltre a fare qualche “cavolata” in piazza, dovuta al mio carattere istintivo.

Elia, tu  vieni da fuori, non sei “nato” dentro il quartiere. Lo reputi un vantaggio o uno svantaggio dal punto di vista emotivo nell’affrontare la giostra.

Elia: Io ho sempre avuto una passione per il cavallo, poi ho cominciato a conoscere il mondo della giostra. Essendo giovane e non frequentando il quartiere, non avevo piena consapevolezza di cosa voleva dire fare il giostratore. Probabilmente non è ne un vantaggio ne uno svantaggio, è solo un modo diverso di approcciarsi alla manifestazione. Venendo da fuori, sicuramente sono stato meno coinvolto emotivamente e da subito più concentrato sul tiro affrontando la carriera in modo più freddo e distaccato. Però, dopo qualche anno, con la nostra affermazione, quando entro in piazza sento un’atmosfera diversa nei miei confronti da parte degli altri quartieri. Per questo motivo alcune volte ho avuto dei comportamenti sbagliati esagerando e che a mente fredda non rifarei.  Questo ruolo spesso ci arrivano persone con un’età più avanzata di quella in cui mi sono trovato io con un maggior controllo e consapevolezza delle proprie reazioni.  Non sono e non mi sento un “attaccabrighe”, purtroppo quando si è in piazza ci si sente come un pesciolino nella vasca degli squali.

C’e’ una cosa che non rifaresti?

Sono tante le cose che non rifarei. Sicuramente la cosa a mio avviso più sbagliata è stato il vaffa! Generale dopo il mio tiro in una delle giostre passate.

Gianmaria, tu hai una storia dentro al quartiere. La tua famiglia ne fa parte integrante avendo avuto ruoli dirigenziali scrivendone pagine importanti. Questo ha sicuramente influito nella tua carriera di giostratore e nelle decisioni che hai voluto prendere.  

Gianmaria: La storia familiare non mi ha pesato, anche perché abbiamo vinto subito! Inoltre nella decisione di cosa fare della mia vita ha influito il sogno di poter andare nell’albo d’oro dove è presente anche il mio bisnonno e quindi la scelta di dare continuità ad una tradizione familiare. Forse i primi tempi da giostratore mi è pesato aver vissuto tanto la giostra da quartierista e da figurante. Non avevo trovato la chiave per viverla da giostratore. Poi piano piano ho capito come affrontarla, che dovevo pensare solo al mio gesto tecnico. Un grosso vantaggio, lo dico a discolpa di Elia, è stato quello di avere un bel bagaglio di esperienza della manifestazione dall’interno e così non mi è mai venuto in mente di mandare a quel paese qualcuno ( scoppiano a ridere entrambi) perché sapevo che un gesto del genere avrebbe avuto un esito devastante.

A proposito di questo mi dai lo spunto per un’altra domanda. Vi siete mai fermati durante la stagione invernale a pensare: “Un pezzo di storia l’ho scritta, per questo quartiere e per questa città”. Voi siete un pò come degli atleti professionisti. Per loro si dice che quando hanno vinto tutto, spesso perdono la fame della vittoria. Per voi, è possibile in un contesto come il vostro, perdere la fame di vittoria.

Gianmaria: Secondo me in questo contesto no, perché è la giostra di per se che ti porta a rimetterti in gioco. L’appagamento che c’è dopo una vittoria o una serie di vittorie come ad esempio il triplete del 2016 quando ci siamo detti che avevamo fatto una serie irripetibile, dura veramente poco, il tempo di festeggiare. Ti capita di vincere una giostra o un paio di giostre poi ne fai una male e passi immediatamente dalle stelle alle stalle. E proprio questo meccanismo non ti permette di stare negli allori. Io tutte le volte che inizio la settimana delle prove in piazza sono teso come il primo anno, perché vai li e rimetti tutto in discussione. Poi se arriverà l’appagamento vorrà dire che sarà l’ora di smettere, anche se questa è la cosa che mi fa più paura di tutte perché tutta la nostra vita si snoda in funzione della giostra e non sarà facile voltare pagina.

Se c pensi ti fa paura pensare a quel momento in cui dovrai prendere quella decisione?

Con questa domanda mi hai fatto riflettere. E’ vero che nell’arco dell’anno, smesso il costume facciamo una vita diversa. Però è anche vero che quel costume pesa, perché tutta la nostra vita volenti o nolenti è impostata in funzione della giostra e per me è un piacere ed un onore immenso perché poi sono un appassionato di giostra  e ritrovarmi in mezzo ed oltretutto da protagonista dà un significato importante alla mia vita. Io personalmente dopo poco che ho iniziato a correre la giostra mi sono trovato a decidere cosa fare della mia vita, perché dopo gli studi avrei voluto anche andare all’estero per lavoro. Ed in quel momento feci una scelta riflettendo su cosa volevo fare. Se andare via privilegiando una vita di successo nel lavoro, che ovviamente a priori puoi solo immaginare, oppure cavalcare questo sogno ed assaporare altri obbiettivi, come quello che una giostra ti può dare. Per me senza esagerare è paragonabile all’esperienza di un atleta professionista di alto livello. Il sogno della mia vita fin da bambino era quello di diventare un atleta olimpico perché mi piace lo sport mi piacciono le gare e mi sarebbe piaciuto vedermi alle olimpiadi. Questo non è stato possibile. Però la giostra mi dà la possibilità di vivere due volte l’anno la mia finale olimpica.

Elia: Io penso che una volta che hai sentito il sapore della vittoria, gli stimoli non li puoi più perdere perché è la coronazione di tutti i sacrifici ed il lavoro che fai durante l’anno. Sono proprio quegli sforzi che ti rendono la vittoria più bella quando poi arriva. Da bambino, venendo al quartiere, rimasi impressionato dai nomi dei giostratori scritti nell’albo d’oro. Vedendo le date riflettevo che quelle persone, che ormai non erano più tra noi, avevano però lasciato impressa una traccia nella storia e rimasi affascinato da poter anche io lasciare un segno ed è questo che mi stimola ad andare avanti.

Un’ultima domanda per ciascuno. Quale è la cosa più importante, un gesto o altro, che il tuo compagno ti ha dato e che ti ha aiutato in questo percorso di coppia di Giostratori. 

Articolo tratto dallo Speciale Giostra del Saracino, in edicola con Piazza Grande
16 pagine da staccare e conservare, con le interviste ai Giostratori dei Quartieri. Musici Sbandieratori e Programma

Gianmaria: Non è la prima volta che lo dico. Quando mi chiedono come vivevo i primo anni quando Elia riusciva a fare cinque ed io avevo da sbloccarmi, innanzi tutto rispondo bene perché si vinceva lo stesso. Ma bene soprattutto perché avere un compagno così per me era uno stimolo per cercare di arrivare al suo livello, ed essere una squadra molto competitiva e temuta. Nella prima parte io avevo anche più problemi con i cavalli e come ho già detto sentivo molto più la pressione essendo stato figurante. Elia che invece era molto più isolato e concentrato sulla carriera è stato per me un esempio da copiare che mi ha portato ad evolvermi verso la mentalità di giostratore a cui sono arrivato oggi.

Elia: Alla base di tutto c’è  un rapporto nato all’incirca nel 2010, non solo come colleghi ma anche di amicizia, nel quale abbiamo condiviso stati emotivi che spaziavano dal bianco al nero. Fondamentale è stato sapere che non ero solo, che c’era sempre una spalla che mi avrebbe sorretto nei momenti difficili e che, anche con consigli imparziali, sarebbe stato sempre li ad appoggiarmi. Un aiuto ed un esempio molto importante me lo ha dato con il suo carattere ragionevole come quando c’è da fare la scelta migliore, anche se non la più giusta, ragionare meno d’istinto e più di squadra, in funzione di ottenere certi risultati. In sostanza cerco in lui quello che manca a me sia dal punto di vista tecnico che del comportamento e questa coppia funziona molto bene proprio perché siamo così diversi e ci completiamo a vicenda.

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