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Porta del Foro – Speciale Giostra del Saracino…la storia!

Porta del Foro – Speciale Giostra del Saracino…la storia!

Porta del Foro è il nome del Quartiere che si estende nella parte nord-ovest della città, San Lorentino per le vecchie generazioni, il Quartiere della Chimera per le giovani. Tre nomi, un’unica passione. In fondo, il motto è “Tria capita, una mens”, le tre teste della Chimera, di leone, di capra e di serpente, il mostro mitologico che troneggia sotto Porta San Lorentino a perenne ricordo di una gloriosa e ancora viva tradizione. Per non dimenticare poi che quel capolavoro d’arte etrusca campeggia sul gonfalone del Quartiere in apertura del corteggio degli armati.

Nonostante le sconfitte degli ultimi anni inflitte dai tanti Bellerofonte a cavallo dei loro Pegaso, la Chimera ruggisce ancora e il ruggito è forte e potente. Porta del Foro è un Quartiere presente e dinamico nel territorio, lo dimostrano le numerose attività sociali e le iniziative nelle scuole materne ed elementari, è un Quartiere che promuove l’aggregazione organizzando eventi durante tutto il corso dell’anno. Un folto gruppo giovanile con l’entusiasmo e l’energia dell’età, una compagine di donne estremamente motivata a rivendicare un ruolo di primo piano nella vita di Quartiere, un branco di piccoli chimerotti che trovano in Vicolo della Palestra uno spazio per giocare, uno stuolo di vecchi quartieristi, anziani per età o per appartenenza, che giunti davanti a Porta San Lorentino si sentono a casa, sono tutte componenti che non lasciano spengere il ruggito della Chimera.

      Porta San Lorentino, infatti, non è soltanto la sede storica del Quartiere, rappresenta l’ingresso in città, quella da cui si gode la veduta di Arezzo come raffigurata nel ciclo degli affreschi di Piero della Francesca. La Porta ha celebrato più di una vittoria, ha visto fontane zampillare vino o salire sul palco artisti celebri. Pupo era ospite fisso negli anni Ottanta e i meno giovani ricorderanno che l’hit del momento, nel 1983, Amedeo Minghi venne a cantarla e a suonarla al pianoforte proprio sul palco a Porta San Lorentino dopo la vittoria nella Giostra di settembre. E, nel 1982 e nel 1985, ha ospitato due eleganti sfilate di moda con ricercati modelli di cappotti di alta sartoria. Così rappresentativo è questo baluardo nella cinta muraria che, nel 1999, l’allora rettore Giancarlo Felici decise di restaurarlo con il supporto dei quartieristi. Ciascuno contribuì, a seconda dei propri mezzi, a mettere un “chiodo” sul portone e da quel lontano mese di maggio di ormai vent’anni fa, una fedele copia della Chimera troneggia sotto la Porta a difesa del popolo cremisi-oro e della città intera, oltre ad essere divenuto uno dei luoghi di maggiore attrazione turistica.

     Ventisei lance d’oro vinte posizionano Porta del Foro all’ultimo posto nell’albo d’oro della Giostra del Saracino. Nonostante ciò, il Quartiere può vantare di essere stato il primo a rivoluzionare aspetti importanti della manifestazione. Quando la Piazza era dominata da cavalieri provenienti dalle scuderie faentine, il rettore Tripoli, al secolo Secolo Imparati (perdonate il gioco di parole), credette fermamente nella creazione di una scuola locale. Scesero in Piazza due cavalieri aretini purosangue, Maurizio Gori, che dalla sella della polizia municipale passò su quella del giostratore, ed Eugenio Vannozzi, figlio d’arte allora, padre e nonno d’arte oggi. E fu Imparati a convincere il suo successore, il rettore Mario Fratini, che “il citto c’era” riferendosi a un giovane quartierista di nome Paolo Parigi. Negli anni Ottanta, se Porta Crucifera e Porta Sant’Andrea optavano per giostratori non aretini, a Porta del Foro si investiva sui concittadini e Mario Capacci approdò a San Lorentino seguito dal ghigno sarcastico degli oppositori “le querce non fanno i limoni”. E invece le querce produssero un abbondante raccolto di succosi limoni. Grazie alla coppia Parigi-Capacci ben sette lance d’oro percorsero Via Cavour, resero omaggio a San Donato all’angolo di Via del Saracino, svoltarono al Canto alla Croce e fecero il loro trionfante ingresso in San Lorentino. Gori, Vannozzi, Parigi, Capacci dettero vita ad una tradizione tutta aretina, a Porta del Foro iniziò la splendida stagione dei fratelli Veneri, ma anche gli altri Quartieri iniziarono a comprendere che il vivaio, in città, era da coltivare.

     Precursore anche nella tradizione del battesimo dei piccoli quartieristi. Giancarlo Felici ha il merito di avere ideato e organizzato la cerimonia del battesimo dei chimerotti. Ogni prima domenica di giugno, data più vicino al 3, giorno in cui si celebrano i due santi protettori, San Lorentino e Pergentino, i bambini del Quartiere entrano ufficialmente a far parte della comunità cremisi-oro. Per secoli Arezzo ha celebrato la festa dei due giovani protomartiri decapitati per la loro fede cristiana, Porta del Foro ha recuperato l’antica tradizione e l’ha legata ad un momento emozionante, quello in cui si aprono le porte del Quartiere ai piccoli offrendo loro valori, passioni, spirito di amicizia, sentimento di appartenenza. Il battesimo dei chimerotti ha anche rivalutato due bei monumenti della città: la chiesa dei Santi Lorentino e Pergentino in Via Cavour, e l’altra omonima lungo il Castro. Due chiese per celebrare i due giovani fratelli, la prima dove avvenne il loro martirio, la seconda in prossimità del luogo della loro sepoltura.

    La storia del martirio di Lorentino e Pergentino è magistralmente rappresentata in una bellissima tavola di Parri di Spinello, la “Madonna della Misericordia”, custodita nel Museo statale di arte medievale e moderna in Via San Lorentino e riprodotta nel gonfalone del Quartiere. Una Madonna che sotto il manto offre protezione ai propri fedeli, un manto che, sul gonfalone, unisce in un grande abbraccio tutta la comunità cremisi-oro.

     Gli ultimi dodici anni sono stati difficili per Porta del Foro, un secolo buio segnato da un lungo digiuno di vittorie in Piazza, eppure il Quartiere è vivo e vissuto, frequentato, seguito in tutte le sue molteplici attività. La rinascita è iniziata con una serie di vittorie nella Prova generale, una bella collezione di piatti d’argento andrà ad arricchire il museo che è in progetto e, presto, in corso di allestimento. E un bel panino con la porchetta offerta dal Comune ha rallegrato, negli anni passati, le serate estive. Continua la tradizione di coltivare e valorizzare chi, tra i giovani quartieristi, voglia cimentarsi nella sfida al Buratto. Scenderanno in lizza, il 22 giugno, due giovani che hanno vestito il costume da paggetto e, tra gli aspiranti giostratori, ci sono ragazzi battezzati chimerotti da piccoli e adolescenti che portano avanti una lunga tradizione di famiglia: nipoti e addirittura bisnipoti di cavalieri vincenti.

Articolo tratto dallo Speciale Giostra del Saracino, in edicola con Piazza Grande
16 pagine da staccare e conservare, con la storia dei Quartieri, Musici e Sbandieratori!!

    “Di cremisi alla Chimera di Arezzo rivoltata” è l’emblema del Quartiere. “Rivoltata” è la testa della Chimera, non sul fianco destro dello scudo, bensì sul sinistro, ferita sì, ma né domita né domata. È lo spirito che da sempre anima il cuore di Porta del Foro, pronto a scendere in campo, coraggioso nell’affrontare la battaglia, deciso ad imbracciare le armi nella speranza e con l’augurio che le braccia dei chimerotti ormai cresciuti siano ben robusti.

Simonetta Berbeglia

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