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Porta Crucifera – Speciale Giostra del Saracino…la storia!

Porta Crucifera – Speciale Giostra del Saracino…la storia!

Quando all’inizio degli anni trenta la Giostra tornò a vivere furono scelti un po’ distrattamente cinque quintieri che poco avevano a che fare con il passato. Infatti il 7 Agosto 1931 in una Piazza Grande stracolma di gente affrontarono il Buratto le lance di Porta Burgi, Colcitrone, Santo Spirito, San Lorentino e Saione. Ma fu solo l’attimo di una Giostra. Già l’anno successivo fecero la loro comparsa i quattro quartieri tradizionali. A Porta Crucifera furono assegnate la zona di Colcitrone e buona parte del territorio di Porta Burgi, il rione rosso verde che, con 9 punti in quattro tiri, si era aggiudicato quella prima edizione del 1931. Porta Crucifera esisteva già nel Medioevo. Se ne conoscono i confini che includevano la parte alta della città, da Santa Maria della Pieve a Santa Croce, fino alla zona della Fortezza e del Prato. E si conoscono i nomi delle famiglie magnatizie che vi abitavano soprattutto grazie alla “Cronica dei fatti d’Arezzo” scritta da Bartolomeo di Ser Gorello il quale, nel XIV secolo, ci dice che in Porta Crucifera risiedevano Angeschi, Berlinghieri, Bostoli, Caponsacchi, Catenacci, Cioncoli, Gozzari, Guidoterni, Brandaglia, Maffeiguidi, Marabottini, Montebuono, Paganelli, Saccamori, Toti, Vicchi e quei Sinigardi il cui più illustre rappresentante fu il Beato Benedetto Sinigardi, uno dei più amati e preziosi discepoli di San Francesco. E inoltre si sa che, associata al quartiere, era la Viscontea della Verona, ubicata al di là della Contea di Montauto, un vero e proprio piccolo stato che ha vissuto per secoli fino al 1815 quando fu cancellato dal Congresso di Vienna. La Viscontea comprendeva tutta l’area a monte di Pieve Santo Stefano penetrando nelle Marche e nella Romagna, con i confini a poche decine di chilometri dalle spiagge del Mare Adriatico.

Fin da quei primi anni trenta Porta Crucifera si mostrava con l’impronta di un quartiere popolare e densamente abitato. Grazie alla sua innata passione riuscì immediatamente a recepire ed incarnare lo spirito della Giostra divenendone fulcro e forza propulsiva. Colcitrone stava al Saracino come il Saracino stava a Colcitrone. Sembravano cuciti l’uno per l’altro. Oggi sarebbe impossibile immaginare la storia della Giostra senza i tanti personaggi, fatti ed episodi che Porta Crucifera ha saputo offrire in tutti questi anni.

La prima vittoria rossoverde reca la data del 18 Settembre 1932, terza Giostra della cosiddetta era moderna, con una coppia che ha fatto indubbiamente la storia del torneo: Donato Gallorini e Tripoli Torrini. Erano giovanissimi ed inesperti quando la dirigenza cruciferina (rettore Gino Paci, capitano Luigi Perticucci De Giudici), con lodevole lungimiranza decise di puntare su di loro. Donatino era un aretino purosangue. Nato a Olmo il 5 Aprile 1910, contadino e poi infermiere, corse per la prima volta quando aveva 22 anni. Ha affrontato il Buratto fino al 1970 quando era sessantenne ed ha vinto ben 14 lance d’oro (tre con Porta Crucifera e 11 con Santo Spirito). Ha anche trionfato due volte a Pistoia nella Giostra dell’Orso ed ha corso nove volte il Palio di Siena tra il 1934 e il 1946 con Valdimontone, Lupa, Drago, Giraffa, Bruco, Chiocciola, Pantera, Torre, senza però riuscire mai a conquistare il drappellone. La sua luce si è spenta il 5 Novembre 2003 alla veneranda età di 93 anni.

Articolo tratto dallo Speciale Giostra del Saracino, in edicola con Piazza Grande
16 pagine da staccare e conservare, con la storia dei Quartieri, Musici e Sbandieratori!!

Tripolino invece era umbro di Casamaggiore, una piccola frazione a due passi da Castiglion del Lago. Era nato l’8 Marzo 1913 ed esordì in Piazza Grande appena diciannovenne. Ha vinto 15 lance d’oro: 9 con Porta Crucifera, 4 con Santo Spirito e 2 con Sant’Andrea. Il suo ultimo successo con i colori rossoverdi è stato nel 1953 quando la coppia con Donatino era ormai soltanto un ricordo. A Siena lo indicano come uno dei più grandi fantini del secolo scorso. Ha conquistato il Palio sei volte con Drago, Lupa, Nicchio e Chiocciola. Nella storia sono solo tre i cavalieri che hanno conquistato sia il Palio che il Saracino, manifestazioni decisamente diverse l’una dall’altra: Tripolino, Priamo Ducci e Fernando Leoni, detto Ganascia, un grossetano del Monte Amiata che vinse in coppia con Marcello Formica la lancia d’oro del 1966 con i colori di Porta Crucifera. Tripolino ci ha lasciato il 26 Settembre 2014, aveva 101 anni, un secolo di mito.

Quando Tripolino vinse la sua ultima lancia con Porta Crucifera, nel 1953, faceva coppia con un altro grande signore di Piazza Grande: Arturo Vannozzi. Aretino, nato il 3 Febbraio 1915, è stato un giostratore capace di collezionare 13 successi: 12 con Porta Crucifera e uno con Porta del Foro nell’edizione straordinaria dedicata alle Olimpiadi romane del 1960. Ha affrontato il Buratto fino al 1963. Un crudele destino lo ha prematuramente fermato il 6 Settembre 1964 quando ancora, non ancora cinquantenne, avrebbe potuto far valere tutta la propria indiscutibile bravura, qualità ed esperienza. Le sue orme sono state degnamente seguite dal figlio Eugenio: 9 vittorie, sette delle quali con i colori di Colcitrone. E dal nipote Alessandro, undici successi, tutti con Porta Crucifera, l’ultimo dei quali appena quattro anni fa, nel 2015, in coppia con Filippo Fardelli. In totale la famiglia Vannozzi vanta un invidiabile palmares di 34 vittorie con ben 30 lance d’oro gelosamente custodite nella ricca e sontuosa rastrelliera di Palazzo Alberti.

Oggi nella sala delle vittorie si contano 38 lance d’oro. La trentottesima si riferisce al primo successo di Porta Burgi e, per consolidata tradizione, è conservata tra i trofei rossoverdi.

E in Colcitrone si guarda adesso alle prossime Giostre per tornare a festeggiare una vittoria che manca dalla notturna del 20 Giugno 2015. Obbiettivo: respingere l’attacco al vertice di Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito. Il quartiere biancoverde, per anni cenerentola della Giostra, ha raggiunto Porta Crucifera a quota 37. E i gialloblù di Santo Spirito hanno una sola lancia in meno. E’ una bella lotta, incerta ed equilibrata, che Colcitrone affronta affidandosi ad una coppia di giostratori giovane, frizzante e dalle buone prospettive. La spunteranno freschezza ed entusiasmo oppure mestiere ed esperienza? Sarà la Piazza a decidere, impietosa come sempre nell’emettere le proprie sentenze, a volte dolci, a volte amare, in quella girandola di sensazioni, di speranze, di gioie ed illusioni che la sfida al Buratto riesce ad offrire in ogni occasione.

E ci proverà appellandosi anche alla propria storia. Perché di storia Porta Crucifera ne ha davvero tanta da raccontare. Come quella legata al grande capitano Guido Raffaelli, il popolare Ciuffino. Quattordici lance d’oro ne fanno il capitano più vittorioso di sempre. Dal primo successo del 1973 con Vittorio Zama e Gabriele Tabanelli (rettore Aurelio Raffaelli) fino al cappotto del 3 e 9 Settembre 2000 con Daniele Gori e Alessandro Vannozzi (rettore Aldo Brunetti). Un capitano, ma anche un uomo straordinario che tutti apprezzavano ed ammiravano, capace di invertire le sorti di una Giostra, non solo con le sue scelte ma anche con la sua imponente e monumentale presenza. La sua tenacia, la sua grinta, la sua umanità hanno contribuito a creare un mito ed un esempio anche per gli altri quartieri. Ci ha lasciato troppo presto e la sua eredità è stata raccolta dal figlio Rodolfo (una vittoria), da Maurizio Fazzuoli (quattro successi), da Mario Francoia (due) e Niccolò Chierici Mascagni (una).

Prima di Ciuffino un altro grande capitano, Vittorio Farsetti. Nove lance d’oro portano la sua firma, da quella vinta il 7 Agosto 1949 con Arturo Vannozzi e Tripoli Torrini (rettore Guglielmo Fracassi) fino al successo del 4 Settembre 1966 con Marcello Formica e Ferdinando Leoni (rettore Aurelio Raffaelli). Anche Farsetti era un uomo saldo, tenace nelle sue convinzioni, ostinato nel raggiungere l’obbiettivo della vittoria. Prese il posto che fino alla guerra era stato di Emilio Vecoli, al cui nome sono legate quattro vittorie compresa la Giostra del 12 Giugno 1938 corsa dinanzi al futuro re Umberto II di Savoia e alla moglie Maria Josè del Belgio.

Farsetti e Raffaelli, capitani di lungo corso, vincenti, amati in Colcitrone e rispettati dagli altri. Così come straordinarie figure di rettori sono stati Gino Paci, cui sono legati i tanti trionfi degli anni cinquanta, Carlo Dissennati, Antonio Morelli, vincitore di una Giostra con l’accoppiata Mario Capacci e Gabriele Tabanelli, Giorgio Marmorini negli anni ’90, Aldo Brunetti con otto lance d’oro conquistate, Marco Ercolini con cinque successi nei primi anni duemila, e tanti altri dei quali mi scuso per la mancata citazione. Un’autentica vivace fucina di personaggi, mai banali, bensì saggi, arguti, originali e con quello spirito tipico dei colcitronesi: sanguigni, risoluti e combattivi. Dante definì gli aretini, tutti gli aretini, botoli ringhiosi, perché bravi a parlare, ma non altrettanto ad agire. La storia della Giostra e dei suoi tanti personaggi ha forse cancellato questa immagine dipinta dal grande poeta. Ringhiosi si, ma meno chiacchieroni e più propensi al fare. Proprio come recita il finale della disfida di Buratto: “non più parole omai, vo’ vendicarmi, al campo, alla battaglia, all’armi, all’armi”.

Fabio Polvani

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